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Filgrastim e pegfilgrastim tra farmacoeconomia e realtà clinica: Pesaro, 18 dicembre 2013

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L’ultimo decennio è stato caratterizzato da un forte sviluppo della oncoematologia, sia in ambito diagnostico che terapeutico.
Un contributo sostanziale all’aumento della probabilità di sopravvivenza è derivato dagli attuali trattamenti chemio-radioterapici che, tuttavia, hanno determinato la comparsa di alcune complicanze.
La neutropenia indotta da chemioterapia rappresenta il principale fattore limitante la piena applicabilità del trattamento chemioterapico in pazienti affetti da tumori solidi o ematologici. La comparsa di tale complicazione induce frequentemente il clinico ad apportare una riduzione nella dose di chemioterapici da somministrare al paziente o a ritardare il trattamento stesso, compromettendo così l’efficacia della terapia con impatto negativo sulla risposta e sulla sopravvivenza globale.

Inoltre, la neutropenia indotta da chemioterapia e le complicazioni che ad essa seguono riducono drasticamente la qualità di vita dei pazienti ed aggravano i costi assistenziali. La cura di queste malattie sta assumendo, pertanto, un ruolo sempre più rilevante per il miglioramento della qualità di vita del paziente neoplastico.

Il processo di cura mira ad un maggiore controllo dei sintomi clinici conseguenti alla mielotossicità da chemioterapia e da radioterapia; il tutto anche attraverso l’impiego di fattori di crescita leucocitari, pegilati e non peghilati.Lo scopo principale di questo corso è innescare un dibattito tra esperti che possa indurre ad un confronto tra le diverse esperienze cliniche derivanti dall’impiego del fattore di crescita granulocitario, nella sua forma convenzionale o in quella peghilata, non soltanto nella profilassi della neutropenia da chemioterapia, ma anche in alcuni ambiti clinici non ancora completamente esplorati.

Il Responsabile Scientifico
Dott. Giuseppe Visani

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